Ménage à trois: Arianna, Elisa e Emanuele. Parte 1 di 3 - TheCio

Ménage à trois: Arianna, Elisa e Emanuele. Parte 1 di 3

Emanuele torna da cinque anni di lavoro all’estero. Gli avevano offerto un ruolo da consulente esterno in una grande azienda a Milano. Trent’anni portati tutto sommato bene. Rasato a zero per contrastare la caduta dei capelli, aveva il fisico di chi era abituato a dormire sei ore a notte e correre in giro per l’Asia come Area Manager. Si era subito trovato promosso dopo una trovata piuttosto arguta sul pricing di una nuova linea, che aveva fatto un successo pazzesco. Aveva imparato il cinese e qualche rudimento di altre lingue orientali. Passando il suo tempo libero fra Netflix, Spotify e la piscina era riuscito a tenere da parte una quantità di denaro che gli permettesse di investire nel sogno dell’amico Gianluca, che casualmente gli aveva scritto cinque giorni dopo che si era licenziato e aveva accettato il nuovo lavoro. Sembrava che la vita avesse finalmente preso una piega piacevole. Aveva accuratamente evitato tutti i night club in cui i suoi colleghi smaltivano le ore di lavoro nervoso. Non vedeva il senso nel consumare la propria vita in ufficio per poi sperperare i guadagni in donne, alcol e droga. Per carità, lungi dall’essere un salutista o un moralista, ma i soldi sono e restano soldi, come ama dire.

Certo, ogni tanto era tornato in Italia. La famiglia, gli amici che sentiva su Skype e Facebook. Arianna. Elisa. Erano le uniche due persone che vedeva ogni volta che passava in patria. Un paio di volte erano anche andate a fargli visita. Arianna, artista. Ventotto anni che sembravano trentacinque, una voce rovinata dal fumo precoce delle sigarette. Capelli biondi paglia, occhi verdi. Elisa, capelli ricci. Occhi color nocciola. La prima arrivava alle spalle di Emanuele, la seconda lo sovrastava di qualche centimetro.

Arianna. La sua fidanzata storica. Lo aveva lasciato il giorno dopo la laurea. Si sentiva una palla al piede, come se lo stesse fermando nel suo percorso. Con un perenne senso di inferiorità nei suoi confronti, aveva preferito farla finita. Tre anni passati a fare i piccioncini in giro per l’Europa, con i soldi di mamma e papà. Finite le loro sessioni, stranamente quasi speculari in un mondo universitario confuso, si recavano in qualche capitale europea. Filmino delle vacanze, con foto di loro e riprese con la GoPro. Emanuele aveva già organizzato la prossima vacanza. Un mese di trekking in Irlanda. Disdisse tutto e si concentrò sulla ricerca di un impiego. Dopo un anno di silenzio si scrissero a vicenda quando uscì il nuovo capitolo di una delle loro saghe cinematografiche preferite. Si sentivano una volta a settimana, rincuorandosi a vicenda e sincerandosi che l’altro stesse bene. Un affetto vero, dato da anni di condivisione. Una sincerità non scontata che Emanuele decise di premiare col tempo, una volta che capì che era stata effettivamente la cosa migliore per entrambi.

Elisa l’aveva conosciuta durante uno stage in triennale. Era bella e competitiva. Consumarono la loro passione negli sguardi alle macchinette, nel passaggio dei file, in quelle mail fintamente neutrali. Nelle sigarette condivise in pausa pranzo, quando i loro colleghi senior si dedicavano a sparlare del committente del progetto. Quando Emanuele conobbe Arianna ad un concerto, si sentì in dovere di smettere di scrivere ad Elisa. Salvo poi incrociarla casualmente in aereoporto ad Honk Hong, sei mesi dopo aver iniziato a lavorare. In quell’unica notte si dissero tutte le parole taciute in tre mesi. Fu il mattino dopo, mentre percorreva con un dito il profilo della sua schiena, che gli venne in mente ciò che gli permise di scalare così velocemente i ranghi nella nuova azienda da cui era stato appena assunto. Elisa divenne la sua consulente sul lavoro. E Emanuele la stessa cosa per lei. Si aiutarono a vicenda in tutte le difficoltà sul lavoro. Brevi messaggi vocali per sentire la voce l’uno dell’altro. Confermandosi a vicenda come l’unico vero rivale che potessero mai avere.

Emanuele era un bravissimo attore. Fingeva di avere una vita sessuale. Quando parlavano delle reciproche relazioni, rispondeva loro dicendo sempre che chi parla non fa. I social lo aiutavano a mentire. Foto con ragazze sempre diverse, nei luoghi più disparati. Le chiamava fra sé e sé le sue gatte: erano curiose. Difficilmente taceva loro qualcosa, ma riusciva benissimo a celare la sua assenza di un qualsiasi tipo di rapporto più profondo di una amicizia. Del resto la sua mansione e la sua fame gli concedevano poco tempo per dedicarsi al gentil sesso e quando questo capitava, si limitava a portarle a casa e a dare loro un bacio sulla guancia, ringraziandole per la serata. Così assorto su se stesso e sui suoi obbiettivi, non sentiva di avere tempo per qualcuno nella sua vita. Gli riusciva difficile ammettere che nessuna delle donne che incontrava avesse lo charme di Arianna o il carisma di Elisa. Impallidivano di fronte a questi due totem femminili. Gettavano un’ombra di paragone nella testa di Emanuele così forte che le povere contendenti rimanevano tutte nell’oscurità. E se in discoteca il buio aiuta, di fronte ad una candela inibiva Emanuele nel lasciarsi andare. Così si autosabotava e scappava con i suoi piccoli errori da ogni possibile contatto.

Ormai i suoi amici si erano rassegnati. Dopo aver speso due anni a tentare di convincerlo a rimuovere questo blocco di cui anche loro erano pienamente consapevoli, si arresero a chiamarlo “l’asessuale del gruppo”. Scagliati in giro per il mondo, si sentivano in un modo o nell’altro. Mandandosi foto a gruppetti di due tre da qualche aereporto, rimanevano in contatto. Una fratellanza nata quando Marione venne lasciato dalla donna per cui aveva appena comprato l’anello. Cento kili di ragazzo e amore, un ingegnere che si era già pianificato la vita con la sua amata Stella, venne quasi preso da un infarto quando la trovò a letto con la sua migliore amica Luisa. Per farlo riprendere iniziarono a spronarlo, portandolo in discoteca, a correre, a fargli fare tutta quella serie di clichè dopo la rottura di una relazione importante. Quello strano processo cementificò una rete di amici. Amici che si sentono vicini, accanto l’uno all’altro anche se disseminati per i quattro angoli del globo.

Quando Emanuele torna a Milano si trova a dover cercare un luogo dove dormire. Chiede ad Arianna se ha posto, ma scopre che ha una nuova coinquilina e non l’ha ancora misurata, quindi preferisce aspettare. Chiama Giorgio e fortunatamente lo trova. Chitarrista di una band relativamente famosa, si trova in una fase di pausa dai concerti e lo accoglie a braccia aperte. Solo qualche settimana, gli promette Emanuele. Giorgio lo guarda e gli sorride. Sa che è totalmente impedito con questioni di questo tipo, si trova sempre a vivere in loculi strapagandoli, quindi gli dona una copia delle chiavi del suo appartamento con la promessa di buttare via l’umido ogni martedì, perché poi puzza.

Un freddo martedì sera di gennaio. Domani avrebbe visto Gianluca e si sarebbero messi a scrivere il business plan della startup che volevano creare. I suoi genitori gli avevano chiesto quale fosse la vera ragione di questo ritorno, aveva forse fatto qualche stupidaggine? Stava loro nascondendo un licenziamento?

Per zittirli inoltrò la mail con cui gli si prometteva un aumento notevole di stipendio qualora avesse deciso di rimanere nella sua mansione. Increduli di questo, si scambiarono un sorriso complice, tornando a riconoscere quell’adolescente ambizioso che non accettava i loro consigli e soprattutto contestava tutto. Per anni si erano chiesti come avesse fatto a stare sotto qualcun altro, a dover rispettare obbiettivi posti da altrui. Semplicemente aveva faticato per raggiungere un livello tale di carriera per cui si poteva permettere di realizzare i suoi sogni senza pregiudicare il suo livello di vita.

Così scende a Parco Ravizza e inizia a correre. Prima piano, poi sempre più forte. Il fumo e la alimentazione quantomeno discutibile iniziavano a chiedere la loro tassa, così ringrazia ancora una volta il piacevole incrocio di destini per cui Milano era tornata ad essere una meta appetibile. Avrebbe smesso di fumare, visto Arianna per farsi consigliare qualche dieta e un paio di dritte sul come mangiare meglio. Si chiede cosa fa Elisa, in tutto questo. L’ultima volta che si erano sentiti era Capodanno per augurarsi un buon anno. Avevano questa piccola usanza, di aspettare le 00 52 per chiamarsi. Un anno lui, l’altro lei. Piccoli frammenti di una complicità acquisita in un silenzio durato tre mesi, ed in centinaia di parole scambiate fra una unione ed un’altra, in quella lunga notte.

Sapeva che era stata coinvolta in un grosso lancio di un nuovo prodotto in Europa, e si chiese quale paese avrebbe preso per sé. Non avrebbe mai avuto averla contro in una qualunque situazione lavorativa. Come un pitbull, quando azzannava non mollava la presa fino a quando non aveva ottenuto quello per cui era venuta. Gli faceva paura e lo spaventava, trovare tale determinazione in quegli occhi. Ogni tanto quando ripensava ai cadaveri che lasciava indietro, che fossero spasimanti o colleghi, gli saliva un brivido lungo la schiena. Come un miracolato, non era divenuto un guscio vuoto. Certo, non riusciva ad ascoltare più di quindici minuti di discorso di una donna senza pensare che fosse così noioso parlare con lei rispetto che ad Elisa, ma almeno la sua vita non era stata travolta come quella di quei poveri tapini. Lei sadicamente si divertiva ad entrare nei loro profili Linkedin, per vedere come le loro carriere si fossero bloccate, mentre lei saliva sempre di più.

Arianna gli aveva promesso che l’avrebbe portato fuori a cena in un nuovo locale dove facevano il sushi in un modo magnifico. E si era anche ostinata a portare la nuova coinquilina, come per volersi far perdonare. Non era la prima volta che Arianna gli portava qualche amica, nella speranza che finalmente intessesse una relazione con una donna che lei stimava e reputava degna. C’era questo sentore nei commenti che gli faceva in privato sulle ragazze di cui si circondava, come se mancasse una sua approvazione di fondo. Potevano essere carine, ma non sembravano abbastanza interessanti. Se lo erano, avevano un’aria troppo sciatta. E se si curavano, erano delle sciacquette. Emanuele non commentava mai i ragazzi di Arianna, lo faceva lei per lui.

Detestava stare sola, così si circondava di quarantenni divorziati bisognosi di affetto. Andava a caccia all’Esselunga di Viale Paviniano, nascondendosi fra i surgelati e l’acqua. Come un avvoltoio li aspettava e diventava la loro nuova mamma. Vergognandosi troppo dell’affetto che gli mancava, trovavano in lei un piacevole connubio di differenza di età e cure. Li rimetteva in sesto, uno dopo l’altro, cercando il giusto principe azzurro che scappava dalla strega cattiva di turno.

Una banda di bambini incompiuti. Ecco cos’erano. Sudando la testa correva e guardava le vite sue e di chi gli stava vicino. Dai venticinque ai quarant’anni nessuno era diventato chi pensava di diventare. Lui era tornato a giocare con le startup, Gianluca aveva anche lui lasciato in disparte una promettente carriera nella grafica per dedicarsi a quel loro piccolo sogno che avevano avuto a vent’anni. Marione giocava a fare l’innamorato, senza vivere neanche assieme alla sua amata. Elisa, non parliamone. Si divertiva a maciullare gli uomini, consapevole che così non avrebbe mai trovato nulla di sensato. Si ricorda come si immaginavano arrivati, sicuri di loro. Sì, l’esperienza all’estero gli avrebbe fornito le soluzioni a quei problemi che da anni rimandava, certo, come no. Giorgio ne era così consapevole che ne aveva pure fatto il soggetto di uno dei loro album più famosi. La canzone singolo si chiamava “Adulti domani”.

Più corre, più mangia il perimetro di quel parco, più una vena ironica prende possesso di lui. Benchè fingesse di non aver più sogni, ogni tanto si trovava ancora a sognare di entare in un partito e cambiare il mondo. Voleva conquistare il mondo e dare a tutti la possibilità di esprimere se stessi al meglio. Fingeva di essere un freddo mastino delle multinazionali quando zittiva i sensi di colpa con gli zero del conto in banca. Ma loro non stavano zitti molto a lungo.

Così, dopo aver ancora una volta ammesso a se stesso che sì, qualcosa aveva fatto, ma non era poi tanto cambiato nel suo essere un sognatore, si butta sotto la doccia a casa di Giorgio. Quella sera avrebbe bazzicato in incognito in qualche pub dove sperava di venir lasciato un po’ in pace dalle groupies minorenni. Perché un conto era a ventitré anni, un conto a trenta.

Emanuele si veste, mette una camicia bianca e poi se la toglie. Decide di prendere una maglietta del gruppo di Giorgio dal magazzino che aveva in garage per prendersi e prenderlo un po’ in giro. Si mette una felpa grigia sopra, un paio di Nike ed il mondo è la sua ostrica.

Arriva davanti al locale. Arianna è lì che lo guarda arrivare, gli corre incontro e lo abbraccia.

Lui però rimane impietrito. Quelle spalle girate e quel modo di buttare via la cenere.

Decio

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A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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