Dei Suoni. - TheCio

Dei Suoni.

Le scintille colorate, schizzi casuali dei fuochi d’artificio, rimbalzavano sulle grandi vetrate del 13esimo piano della Bahn Tower, Potsdamer Platz.
L’incrocio lì sotto, illuminato a giorno e sommerso da una ritmica marea di persone, mandava una serie di suoni indistinti in ogni direzione, compresa quella di Brun. Urla e musica di disperdevano e diventavano un evento singolo, il suono di mille parole urlate tutte assieme e a squarciagola; lo struscio del 1999 che se ne va e il tonfo pesante del nuovo millennio che arriva. Il giovane architetto sedeva con un bicchiere di scotch in una mano e una sigaretta nell’altra, la mente che contava i secondi che lo separavano dall’anno dopo ancora.
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“Brun, che facciamo qui?” chiese una bambina coi ricci rossi e uno sguardo verde che avrebbe fatto sorgere dubbi a chiunque sull’autenticità di quel colore. Mentre teneva appiccicate le manine umide sui giganteschi vetri, i suoi occhi scrutavano curiosi le onde che muovevano la folla della piazza.
“Aspettiamo” – “Cosa?” – “Un altro anno”.
Eppure l’architetto si alzò dalla soffice poltrona e si preparò a lasciare il recente edificio stringendo la mano della bambina. Silenziosi uscirono dalla porta di servizio e strusciarono alle spalle del guardiano di turno, in quel momento troppo preso e divertito dai festeggiamenti per badare al suo rognoso compito. Si immersero in quel mare di anime e fiati, la piccola in spalle a Brun. Scintille color smeraldo le animavano gli occhi; l’innocenza di un bambino si smuove davanti allo spettacolo di così tanta gente tutta pressata che si muove a tempo di musica, per non parlare delle migliaia di luci che tracciavano scie colorate.

Era passato così tanto tempo? La mente di Brun cominciava a sfumare quando tentava di richiamare il ricordo della madre di Debby. Eppure erano ricordi di solo qualche anno prima, quando lui lavorava alla progettazione dell’enorme torre e lei era immischiata in quel lunghissimo processo senza fine. Faceva l’avvocato, quasi senza passione ma con molta competenza. Questo non era difficile da riconoscerle. Debby era già nata quando si erano conosciuti, figlia di un suo precedente amore fallito. Quando la storia tra loro cominciò a farsi seria lei delegò il resto del lavoro a suoi colleghi e tenne per sè un unico caso. Si trattava di un contabile intorno alla cinquantina che aveva dato di matto e distrutto l’intero ufficio. La sua difesa, la madre di Debby, insisteva sulle rigide politiche dell’azienda, sugli orari improponibili e sulla scarsa considerazione degli impiegati. Venivano spremuti, fino all’esaurimento, fisico e mentale. Quindi la tattica consisteva nell’uscire senza alcun danno dal processo contro il suo difeso per poi riunire ex dipendenti ed intentare una class action contro l’azienda. Il tutto era però ben lontano dall’essere risolto. Alla fine dell’anno ancora doveva essere fissata la prima udienza. Brun aveva invece continuato senza variazioni il suo lavoro, ma bisogna anche dire che non fosse mai stato uno stakanovista. Inoltre la natura del suo impiego gli permetteva di lavorare dalla scrivania di casa sua, proprio alla Bahn Tower. Insomma, entrambi avevano tempo a sufficienza per poter crescere la piccola senza aiuti di altri parenti, cosa fondamentale data la totale assenza famigliare di entrambi.
Ancora il suo volto faticava a tornargli in mente. Restava un brusio inafferrabile di linee e percezioni, ben lontano dalla descrizione di un volto. Ricordava la sensazione della pelle sotto i suoi polpastrelli e il suo profumo, ma nessuna faccia, nessuna voce.

Debby non ricordava di quando sua madre scomparve. Come avrebbe potuto? Aveva solo pochi anni all’epoca. Per di più non era neanche presente, era stata affidata per la notte ad una babysitter. Brun, se lo ricordava bene invece.
La notte di San Silvestro del 1996 si erano guardati negli occhi, proprio in quella piazza. Lui e la madre. Sottovoce, in mezzo alle migliaia di urla, avevano contato alla rovescia, un po’ ubriachi e un po’ felici. La mezzanotte portò un buco nero che risucchiò ogni suono ed ogni voce  tranne le loro, che in unisono suonavano come una; un folla di gente ed un deserto di anime. Gli unici realmente vivi, in quel momento, erano i due.
Poi, tra un sussurro e l’altro, sparirono anche le loro parole. Nel totale silenzio, la madre sparì, portando via con sè tutti i suoni.

Emanuele Ferraris

A cura di Emanuele Ferraris

Mi piacciono la musica, le droghe leggere ed evitare le mie responsabilità.

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