Una lettera d'amore scritto ti ho. - TheCio

Una lettera d’amore scritto ti ho.

Premessa: questa è la seconda versione di una lettera che scrissi sette anni fa. Sono cresciuto, ho perso la prima versione, mai mi scorderò che chiunque l’avesse letta pensava o fosse dedicata a lei o fosse dedicata ad un’altra. Quando non era dedicata che ad una idea. Dopo che un amico mi ha fatto notare che questo blog spesso sembra la versione scritta di questa canzone di Adele (che non mi piace rispetto alle altre) ho deciso di mettere giù per iscritto le mie quattro idee del cazzo sull’amore.

Cara amata e amante,

ti scrivo nella notte fra il 29 ed il 30 novembre questa lettera. Un anno va concludendosi, in un modo che, di sicuro, non mi sarei mai aspettato. Riprendo in mano con la mente quelle parole che ti scrissi sette anni fa. Avevo sedici anni ed un sacco di voglia di amare (che poi, all’augusta età di ventitre anni riconosco fosse anche tanta voglia di scopare, come solo un adolescente arrapato può averne).

In quel tempo ti pensavo bionda, poco più bassa di me, bella. Metallara. Più audace di me e meno pesante. Con degli occhi glaciali che, innocente ed ingenuo, pensavo che solo io avrei potuto scaldare. Quando ancora pensavo che ci si potesse solo far rapire dal proprio “tipo”. Idea che tutt’ora in parte non ho abbandonato. Dio, quanto mi fanno impazzire quelle ragazze con il loro fare hipster, che ti guardano sorridendo pogando di fronte a band con più parenti che fan. Con i loro vestiti alternativi, le loro parole tanto ricercate quanto vuote, quel lieve rossetto rosso che ti fa perdere la testa. Fotografe, scrittrici, lavoratrici part-time complici di un sistema che tanto detestano. Balliamo e i miei impacciati tentativi di corteggiamento fanno ridere voi e me. Crisalidi di una donna che verrà, forse più consapevole che quello che conta non è la parola e il tacco giusto, ma quel sorriso che innocenti vi portate appresso, vostra arma finale per gli occhi di noi poveri uomini.

I miei “gusti” sono cambiati, come anche l’importanza relativa che gli dono. Sarai come sarai e quando ti farò leggere queste righe, di sicuro riderai immaginandomi che perdo la testa per una ragazza con un cappello abbastanza buffo e descrizioni di profili Instagram talmente ricercate da suonare quasi retoriche.

Cara amica,

ho deciso di smettere per un po’ di cercarti. Se nella prima missiva che ti mandai ero un sognatore, ora ho qualche anno in più sulle spalle e qualche consapevolezza. Mi sono realizzato in modi che non avrei pensato, quando tutto quello che cercavo era l’amore, ora mi trovo in una città che amo tanto quanto la odiavo a quei tempi. Se intorno a me tutto è cambiato, io qui son rimasto. Con un tatuaggio che a quell’età mi sarei dato un cinque da solo per quanto mi piace.

Mentre scrivo queste righe sorrido come quando esco con i miei amici. Un calore che ogni tanto dimentico di poter sentire batte lì, in alto a sinistra. Non sarò mai come tu mi aspetti. Arrogante, supponente, sorridente ed eternamente preso dai centomila piccoli sogni che provo ogni giorno ad annaffiare e a far crescere. Un lupo mannaro sorridente che ulula alla luna e alla vita.

Non importa dove siamo ora, importa che un giorno ci guarderemo negli occhi e sapremo che tutto quello che abbiamo vissuto, i cuori infranti, le lacrime, la rabbia, il divertimento, i concerti, le uscite, i viaggi, le macchinate, le risate, i discorsi con gli amici fino alle cinque del mattino, il crescere troveranno un senso in una risata cristallina e piena di vita. Quando non importeranno il futuro ed il passato, ma ci troveremo stretti in un eterno presente, dove il passato è il fondamento ed il futuro il presente di domani.

Ti racconterò di quando passai un intero pomeriggio con quaranta di febbre a guardare e riguardare Interstellar 5555 e di come quel film fu la base del mio concepire l’amore verso l’altro sesso. Di quella volta che in riva ad una spiaggia francese presi una decisione che mi cambiò la vita. O quel momento in cui mi accorsi che forse era giunto il momento di rialzarsi, straiato di fronte ad una statua in una Piazza strapiena, dove solo una decina di occhi mi notarono. O della felicità che mi regalò una frase di una amica in un momento assolutamente comico. O di quel concerto, dove decisi di perdonare un carnefice perché del massacro ormai poco mi importava.

Che senso ha cercarti ora dietro ad ogni angolo, se non ho nulla da dirti? Devo vivere, dobbiamo vivere e crescere in funzione di quello che ci aspetta. Amanti, ma soprattutto amici. In grado di condividere, di essere insieme, non di possedersi l’un l’altro. So che per te le parole non conteranno, che non mi dirai “sono tua”, ma “siamo bellissimi”. Che sia a Tokio, Sidney, Parigi o New York, ci guarderemo e sorrideremo. Non voglio neanche immaginare il nostro incontro, non voglio rovinarlo, voglio solo essere pronto.

E so che per esserlo, devo smetterla di vivere in funzione di un altro da me. Che nessuno vuole un disastro che cammina, che devo mettermi sotto e capire quanto sono fortunato e meraviglioso nella mia unicità. Che qualcosa ho combinato e qualcosa potrò combinare, che nonostante tutto merito di essere felice. Finchè non avrò capito questo e non lo avrò reso mio, il nostro incontro non avrà senso.

E allora, viviamo e amiamo fino a quel giorno. Conosciamo persone, portiamo a casa esperienze, diamoci e prendiamoci fino allo sfinimento. Balliamo, facciamo l’amore con anime simili alle nostre finchè tutto questo non assumerà un livello superiore in quel momento. Ma non stiamo fermi, non chiudiamoci in una fortezza per paura di provare qualcosa. Siamo fatti biologicamente per amare ed essere felici. Non combattiamo la natura ponendoci problemi che non esistono. Quando ci incontreremo, sapremo. Forse avremo dei figli, forse avremo sessant’anni, sarà ad un concerto, ad un appuntamento combinato, non ne ho idea. Ma quando sarà, sapremo.

Fino a quel momento, non ti penserò, non ti aspetterò, non ti verrò più dietro, non perderò il mio tempo nuotando negli occhi di altre per una tua immagine. Non ti salverò, non mi salverai. Saremo semplicemente noi stessi, con i nostri problemi e, soprattutto, la nostra essenza.

Io corro, meglio camminare e guardare le rose sbocciare.

Chiudendo questa seconda lettera, e sapendo che fra un po’ ne scriverò anche una terza, non mi vergogno a dire che sono un romantico del cazzo, che ti dedicherò tutte quelle canzoni che ora mi strappano l’anima, che ti porterò dove ho paura ad andare, che ti mostrerò il mio cuore, che ti racconterò la mia vita, perché tu varrai la scommessa.
Anche se non ti ho ancora incontrata, questo ora già lo so.

E intanto, viviamo.

Decio

 

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum severiorum

omnes unius aestimemus assis.

Soles occidere et redire possunt:

nobis cum semel occidit brevis lux,

nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum,

Dein, cum milia multa fecerimus,

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut ne quis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

Catullo

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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