Andrea - TheCio

Andrea

Il cielo si chiudeva sopra Milano. Era un maggio diverso da tutti quelli che aveva vissuto in quella città. Il freddo ti entrava nelle ossa, l’umidità si attaccava ai capelli. La continua pioggia, leggera e poi pesante, impetuosa e poi lenta, non lasciava molto spazio ai pensieri.

L’ennesimo giorno era passato.

Andrea spense la sua sigaretta e la buttò nel cestino davanti a lui, schioccando le dita. Il fumo per lui non era mai stato una vera e propria dipendenza, ma un momento di piacere e distacco da quello che stava vivendo. Mentre saggiava quell’aspra sensazione di un qualcosa di esterno che ti inquina i polmoni, rifletteva sul senso di quello che stava per fare.

L’atto dell’accendersi una sigaretta era l’unico spazio in cui riusciva ad alienarsi da tutto, concentrandosi pienamente sul qui ed ora e chiudendo tutte le notifiche possibili ed immaginabili fuori dalle porte della sua mente. Quei cinque minuti che si regalava a settimana gli concedevano di acquisire una fermezza che normalmente gli sfuggiva. Non era mai stata una persona capace di concentrarsi, la sua mente vagava sempre fra mille pensieri.

Da fuori, poteva sembrare che non prestasse ascolto o attenzione, salvo poi stupire ricordandosi frammenti di discorsi di mesi prima. La sua non è mai stata una presenza apprezzabile nell’immediato. Non era bello, non era simpatico, all’inizio di un rapporto semplicemente era lì. Poi, con il tempo, con qualche piccola attenzione, iniziava a farsi notare anche lui.

No, Andrea non era mai stato il bomber della situazione. Lui vinceva sempre sul lungo termine. Prendeva le distanze, pianificava, costruiva e alla fine portava a casa quanto si era ripromesso, sorridendo fra sè e sè.

Oggi, però, dopo anni spesi pianificando, si trovava stanco, sudato, ed appiccicaticcio di fronte ad uno di quei momenti in cui non restava che lanciarsi, cosa che non gli era mai stata consona.

Sì. Mettendo un passo dopo l’altro, si chiedeva se era proprio sicuro di quanto stava facendo. Premendo il bottone del citofono e dicendo il proprio nome, capii che si trovava davvero di fronte ad un bivio. Se avesse varcato quella porta, si sarebbe buttato nel mondo. Se fosse tornato indietro, sarebbe rimasto tutto uguale a prima.

Da una parte, una storia che aspettava di essere scritta, dall’altra quelle pagine in cui aveva versato ampiamente il suo sangue ed il suo sudore. Ah sì, era anche estremamente melodrammatico.

Varcare quella porta, rimanere sull’uscio o tornare indietro? Alla sua ragazza diceva sempre che il momento più bello era quello poco prima del bacio, quando le labbra si sfiorano e gli spiriti si toccano. Lanciarsi, o rimanere sulla strada battuta? Aveva sempre letto e sentito che la strada meno battuta è quella calcata dagli eroi e dagli avventurosi, ma non si era mai visto in quel modo.

Così, mentre era lì a meditare sui destini e sui futuri, la porta è aperta e davanti a sè una donna.

“Forza, sei tu, no?”

Lo prende per il braccio e lo porta dentro.

Sì, talvolta la nostra mano forza il destino.

Talvolta il destino forza la nostra, prendendoci per il braccio.

Decio

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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