Il 2016 che avrei voluto a 14 anni. - TheCio

Il 2016 che avrei voluto a 14 anni.

Non sono bravo a scrivere, figuriamoci a fare la satira. Sono un renziano a malavoglia, però ragiono con la mia testa e soprattutto senza tessere. Considerate questa piccola riflessione come una cauta e temuta reazione a quello che leggo ogni giorno.

Cinegiornale Light, anno 2056 D.C., anno 42 del governo MR.
Abbiamo ritrovato questa traccia di una “riflessione” sotto le macerie del crollo del Blog di *damnatio memoriae* nell’oscuro periodo del biennio *damnatio memoriae*ino del nord-ovest e centro del nostro grande Paese.
Ci riserviamo il diritto di pubblicare queste parole data la loro anormalità. Per ricordare che una volta l’essere umano si limitava a pensare ad atti irrealizzabili e non esprimibili in un tweet. Speriamo che la fine di questo soggetto sia di monito a tutti voi.
Fare non Pensare.

Inizio della trasmissione

Ho iniziato a leggere Asimov che avevo 14 anni. Non ho ancora finito ad oggi, dieci anni dopo, la sua letteratura. Però il futuro che mi ha dipinto era quello che speravo mi sarei trovato a vivere dieci anni dopo.
Ora abbiamo smartphones, che usiamo per condividere il rant del giorno, la cosa che ci ha fatto arrabbiare o likare foto di ragazze. Sognavo le macchine volanti e, citando Peter Thiel, posso invece esprimere i miei pensieri in massimo 140 caratteri.
Sognavo un mondo in cui l’umanità avrebbe compreso che ciò che conta è l’appartenere ad un concetto più grande, ed invece siamo qui a discutere se le donne devono andare vestite con un tutone in piscina o meno. Pensavo che, in dieci anni, avremmo affrontato problemi come la fame del mondo ed invece il grande nemico è la dilagante ignoranza derivante dallo strumento che ha le potenzialità più grandi del mondo e noi usiamo per guardare foto di gatti.
Non mi vedevo nello spazio, ma pensavo che almeno mio figlio sarebbe potuto essere un pioniere. Invece guardo e vedo che il prossimo capo del mondo libero potrebbe essere un uomo che vuole erigere mura contro i suoi simili.
Ero convinto che ci sarebbe stata una Europa Unita, in cui ogni piccola città diceva la propria e si andava tutti insieme verso un futuro più brillante, senza guerre. Dove il diverso sarebbe stato valutato per le sue bellezze e non per la paura che scatena. Ed invece mi trovo qui, dove queste povere persone vengono gestite come bestiame e se sono fortunate trovano degli uomini, come me, disposti a sfruttarli per raccogliere pomodori.
Potrei continuare ad elencare le decine di aspetti che stridono con la visione che avevo del futuro a quattordici anni. Però ora ho Spotify e Netflix, quelli non me li aspettavo. Anche di continuare a giocare a World of Warcraft.
C’è una cosa però che mi scalda il cuore, in un angolino, e sono le persone. A 14 anni odiavo le persone. Ma proprio tanto tanto. Per carità uscivo, avevo la mia compagnia, et cetera, ma non pensavo che mi sarei mai lanciato a provare ad essere qualcosa di positivo nel mondo. Ero il classico adolescente chiuso in camera ad ascoltare i Linkin Park e gli Slipknot (cosa che ancora faccio oggi, all’alba dei 24 anni).
Oltre a questo, i contatti che ho sui miei social, benchè non sia la psicostoria, sono persone con cui mi ritrovo, almeno il 90% di loro. Nelle loro riflessioni e direi pure valori.
E, ciliegina sulla torta, le persone della mia vita sono persone che amo.
Certo, avrei preferito conquistare lo spazio con loro, andare in un futuro raggiante e non trovarci a discutere, un po’ spaventati ed un po’ intrepidi, sul dove andremo a finire e come faremo a vederci, quando saremo sparsi per il mondo a fare lavori che, speriamo, ci soddisfino.
Intanto, però, ci sarà Telegram e le nostre chattine, con persone singole o qualche gruppo. Pure quello con mio fratello, nato nel 2005. Una misera consolazione rispetto a quello che avrei voluto essere il mio futuro a 14 anni? No, direi. Questa dimensione di intimità atemporale non la scambierei neanche per una astronave.

Decio

Fine della trasmissione

Nota del cinegiornale light. Questo “blogger” venne lapidato in pubblica piazza nel biennio “damnatio memoriae”ino dopo aver detto che non avrebbe installato il S.O. “damnatio memoriae”ino e sostituito la sua homepage con il blog di “damnatio memoriae”. Avrebbe potuto essere più leggero e gaudente, ma era sempre preso male. Che vi sia di lezione.

Sorridi non intristirti. 

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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