Chester, la sua e la nostra battaglia - TheCio

Chester, la sua e la nostra battaglia

Ho deciso di lasciar passare un po’ di tempo prima di scrivere a riguardo di questo avvenimento.
Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, si è suicidato giovedì scorso. Il giorno di compleanno di Chris Cornell, cantante degli Audioslave e dei Sound Garden, anche lui ammazzatosi il 17 maggio scorso.
Ora, le parole, qui sul bianco di questo finto foglio in uno schermo, mi sembrano allucinanti. Se un anno fa mi avessero detto che le avrei lette, non ci avrei creduto. Ma proprio zero.
Meteora è stato il primo CD che ho regalato a mio fratello. Il mio è così consumato che manco andava più. Io e Dario, che ormai conosco da più della metà della mia vita, ascoltavamo le loro canzoni, rapiti, in fotomontaggi con i nostri cartoni animati e videogiochi preferiti.
Il tempo passa. Nuovi singoli.
Non sono mai stati la mia band preferita.
Ma al loro concerto, il mese scorso, mi sono reso conto di sapere a memoria tutte le loro canzoni. Tutte. Appena venimmo a sapere che c’erano i Blink 182 e i Linkin Park assieme a suonare, io e Fra abbiamo preso i biglietti. Poi c’era anche la Fede, poi anche Chiara, e alla fine becchiamo anche Andrea, Celeste, Alessandro.
Quando è successo, quando l’ho scoperto, ho chiamato un po’ di persone importanti per me, per parlarne, perché ne avevo bisogno, per dare un senso. Quel sentire umano, ma talvolta anche inumano, di dover trovare sempre una ragione a tutto.
Questa volta però la ragione c’è. La droga, l’alcol, gli abusi subiti da minore evidentemente mai superati. Mi sento come uno scienziato che osserva un suo esperimento a scrivere queste parole, ora che il mare del dolore è in fase di risacca.
Quando una persona è ammalata, non è sempre detto che guarisca. Lui non ce l’ha fatta.
Fine.

Scusate, sto facendo una cosa terribile, sto normalizzando la cosa, come se fosse un evento normale. Però purtroppo lo è. Nella nostra società la depressione, la malattia mentale, porta via molte persone. Non tutti ce la fanno. Sto parlando di qualcosa di reale. Non c’è niente di mistico, di figo, di romantico.

Quello che avrei voluto che sapesse, quello che ho provato a fargli capire cantando a squarciagola ogni canzone, era questo: non sei solo. Non sei da solo in questa tua battaglia. Mi sono sentito come te, ci sono momenti in cui mi sento come te, in cui voglio solo stare bene e smetterla di stare male. In cui sono stufo di avere quella cosa che mi divora da dentro e mi impedisce, ogni tanto, di vivere la mia vita come vorrei.
Chiamiamola ansia, questa è un po’ la mia piccola bestia. Per carità, nulla in confronto a quella della depressione, che è ben più grande e ben più nera. Ma anche la mia, seppur piccola, ha bisogno delle sue attenzioni.
Uno dei modi per combatterla, è sempre stata la musica.
Nelle parole di What I’ve Done ho cercato di perdonarmi le mie imperfezioni, i limiti che mi sono autoimposto che per anni mi hanno bloccato nell’essere qualcuno che non volevo essere. In Bleed it Out ho trovato la forza di cominciare a correre. In In the End la pace di aver combattuto una battaglia, averci provato con tutto me stesso e aver perso. E credetemi, a me di perdere non è mai andato bene.
Potrei continuare per pagine e pagine a scrivere di questo.
Ma il punto di questo post è un altro. Se sentite che non c’è speranza, che non c’è un posto a cui appartenete, che volete stare meglio, che non ce la fate, che la luce non vi sembra mai arrivare, che l’unica parola che può descrivere la vostra vita è “fallimento”, che alzarvi ogni mattina è il sacrificio più grande che potete fare, allora dovete sapere questo:
non siete soli.

Siamo in tanti ad avere un po’ questo peso nel vivere. Questo macigno immenso che ogni tanto ci fa crollare. Non siamo soli. C’è chi ne ha di meno, chi ne ha di più. Per alcuni è l’ansia, per altri depressione, per altri ancora altre forme. Il punto, però, è che si può stare meglio.
In primis, riconoscere di avere un problema. In secondo piano, muoversi per risolverlo.
Purtroppo queste cose si ingigantiscono. Non si mettono a posto facilmente. Non si mettono a posto in poco tempo.
Ci vuole coraggio, pazienza e la fortuna di avere accanto persone che ti stanno vicine in tutto questo. Ho deciso di iniziare a risolvere il mio, di peso. E spero, una volta fatto, di poter iniziare a fare qualcosa perché tutti, un giorno, si sentano liberi da questo.
Decio
Ps la foto è stata scattata agli I-Days.

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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