Il mio regno per una foto di tette. - TheCio

Il mio regno per una foto di tette.

Come qualunque giovane universitario del Nord Italia saprà (specialmente della zona di Milano), si è accesa una grande battaglia a suon di immagini di seni da parte dei vari atenei. Siamo anche arrivati a falsificare le foto, prendendole online e usando photoshop per far apparire il proprio ateneo su di esse.

La questione mi interessa ed intriga molto e trovo molte reazioni quantomeno buffe.

Di seguito certo generalizzerò, ma provo a risultare il più distaccato possibile. Provo perchè la questione è così divertente che mi risulta strano essere oggettivo.

Abbiamo quelli preoccupati dell’immagine del proprio ateneo. Quelli che “ma non avete ben altro da fare?”, “ma che vergogna, distruggete l’immagine del nostro ateneo in questo modo” e via dicendo. A parte che un ateneo deve avere una immagine da poter difendere (ricordo cari colleghi bocconiani che abbiamo un 110L nella persona di Sara Tommasi), in secondo piano io credo di essere una persona avulsa dal mio ateneo di appartenenza, in quanto certo Bocconi sul CV fa la sua porca figura, ma se arrivo al colloquio di lavoro in pigiama dubito che verrò tanto preso sul serio. Quindi non preoccupatevi, i colloqui ve li faranno comunque, mi spiace solo che ora potrete usare la scusa dell”immagine rovinata” come copertura dei vostri piccoli fallimenti quotidiani, quando come tutti basta guardarsi allo specchio e riconoscere di essere umani, come gli altri.

In seconda, troviamo i fomentatori: gruppi di maschietti che fomentano la questione in quanto fomentati dalla visione di due seni, associandoli al proprio ateneo o all’ateneo della propria ragazza. Senza entrare in questioni psicoanalitiche, trovo tutto abbastanza normale e ritengo di appartenere a questa categoria, in quanto maschio ventitrenne di orientamento eterosessuale.

In terzo piano: i moralizzatori. I Savonarola de noatri. Le ragazze scandalizzate, non tanto per l’oggettivizzazione del corpo femminile (su cui tornerò in un secondo momento), quanto per queste fantomatiche “troie”. A parte che mi sembra l’ennesimo trionfo di una società profondamente maschilista, per cui se una donna si mette in mostra risulta essere deprecabile e, appunto, “zoccola”. Ma mettendo questo in secondo piano, dove e come li state vivendo i vostri vent’anni? Volete dirmi che non vi siete mai messe qualcosa per fare colpo su di un ragazzo? E, sopratutto, i ragazzi. Capisco i fidanzati che devono fare i palinculisti per questione di sopravvivenza darwiniana, ma quelli single. Come diamine fate a fare i moralizzatori? Quale problema avete? Non ci credo che non abbiate provato lo stesso sentimento di ringalluzzimento maschile e becero che prova ogni ventenne sano di mente e conscio della propria sessualità. E poi, uomini e donne, smettiamola di giudicare una persona per le proprie abitudini sessuali. Saranno cavoli suoi? A voi che ve frega? In che modo vi tange?

L’unico aspetto che mi lascia un pochino a disagio è e resta comunque quello che provo ogni volta che vedo un corpo femminile usato nelle pubblicità (lo prova una piccola parte di me, in un angolo che agita il dito minacciando vendetta): ma non è brutto che siamo ancora così attratti da questioni, diciamo, tribali? Vediamo un paio di seni di una tribù nostra nemica e allora dobbiamo andare a rispondere, sperando comunque in qualche modo poi di andare a conquistare anche quelli là, come un Ratto delle Sabine del 2016? E comunque si parla di oggettificare il corpo della donna, cosa che non è mai bellissima. Poi mi ricordo che nessuno le ha obbligate, che anzi molte ragazze per fortuna la prendono come cosa goliardica.

A proposito. Chiudo con un affondo agli scandalizzati e ai moralizzatori. Ragazzi, la prossima volta che becco uno di voi fare una battuta sessista, fare un piccolo errorino che possa essere mal interpretato o a guardare le coscie delle ragazza in fila davanti voi ad una discoteca riderò sommessamente sotto i baffi. Perchè tanto siamo tutti ragazzi di vent’anni e abbiamo in comune lo stesso dramma.

Tiratevela di meno.

 

Decio

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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