I 96 iniziano l'università. E tu? - TheCio

I 96 iniziano l’università. E tu?

In questi due mesi iniziano l’università i 96. Oggi è lunedì. Merda.

Io sono all’inizio dell’ultimo anno di corsi (non ho detto di università, quindi non me la sto gufando).

All’alba del 2011 avevo messo in conto qualche mese di ritardo, esami indietro e via dicendo, ma ero proprio convinto che mi sarei ritrovato a ventitre anni con le idee chiare.

Del tipo: sicuramente a ventitre anni avrò una idea su che carriera voglio affrontare. Certamente saprò chi sono. Con sicurezza potrò affermare di aver deciso chi è importante nella mia vita. A ventitre anni mi sarà tutto chiaro, cristallino, i miei problemi saranno risolti e avrò richieste di lavoro per il settore in cui voglio specializzarmi. Avrò deciso dove abitare. Saprò più di una lingua. Mi sarò laureato in qualcosa di cui sono sicurissimo avere interesse.

La mia passione sarà il mio lavoro e sicuramente non avrò dubbi sul mio futuro. Avrò faticato di sicuro, ma tale fatica sarà stata premiata dall’essere sicuro del dove mi trovo.

Avrò qualcuno al mio fianco, e se non lo avrò lo vivrò come una cosa normale, tanto sarò talmente preso da me stesso che non sarà assolutamente una mia preoccupazione.

A diciannove anni ero convinto che la politica sarebbe stata una stella polare della mia vita, uno di quei fattori che ti rende persona completa. Sognavo ancora di poter essere un agente di cambiamento. Ero sicuro che lo sarei diventato.

La realtà?

I walk this empty street
On the Boulevard of broken dreams
Where the city sleeps
And I’m the only one and I walk alone

No. A ventitre anni non ho con me nulla di chiaro. Sto costruendo chi sono esattamente come quando di anni ne avevo diciannove. Ho poche sicurezze, qualcuna dentro di me, qualcuna fuori di me. Ho capito di voler essere una sicurezza per gli altri, più che cercare sicurezze negli altri.

Cammino su una strada che non so dove mi stia portando, con una visione al breve medio termine di un me all’estero che lavoro viaggiando. Facendo magari Marketing, magari consulenza, magari altro. Di sicuro scrivendo. Il me diciannovenne aveva già posto questo sogno nel cassetto, convinto gli sottraesse energie, come allo stesso modo pensavo me ne portasse via l’esercizio fisico. Quando invece ero convinto che il passare ore a discutere di altre persone e di quello che facevano e se lo facessero o meno per il bene comune fosse qualcosa di utile.

Se una prospettiva del genere mi sarebbe sembrata terrificante, se il non avere un piano per il futuro mi avrebbe annientato moralmente e fisicamente, questo non lo saprò mai. Sta di fatto che ora sono qui, che cammino. Con compagne e compagni di strada. Qualche bordello qui e lì. Meno ansie, più i piedi nel qui ed ora. Tristezza sì, ma consapevole. Gioia? Un giorno danzerò con lei di nuovo, per ora ci ammicchiamo da distanza.

So di non essere l’unico venti-xenne con un gran casino in testa. Siamo in tanti. Forse la generazione dei nostri genitori si è tanto occupata di darci sicurezze in altri ambiti, di guidarci e farci vedere quale era la strada giusta. Forse non abbiamo abbastanza testa per trovarcela noi, quella strada. Non ne ho idea. Siamo confusi, ma abbastanza sicuri di esserlo. Prendiamo lauree, non prendiamo lauree, finiamo a fare cose senza sapere perchè salvo poi cazzeggiare e non finire neanche quelle. Forse è giunto il momento di prendere la nostra situazione in mano, smettere di narcotizzarci con tutte le droghe che il mondo del ventunesimo secolo ci regala. Forse invece meglio perdersi un po’ e ritrovare noi stessi. Sul serio questa volta, però.

Decio

A cura di decio

Ho studiato economia, alla ricerca della strada della mia vita. Nel frattempo scrivo, leggo, ascolto musica e gioco ai videogiochi.

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